QUANDO SCATTA L’UNMATCH SU TINDER

Non avrai altra condizione eccetto la singletudine. Questo sta scolpito nella pietra del mio certificato battesimale. Perché altrimenti non si spiega.

Ah, pensavate che non scrivessi più da mesi perché l’amore mi aveva travolta? Ehm, no. Perché troppo impegnata a vivere una burrascosa relazione d’amore con me stessa? Quello sempre, pure prima. Perché troppo impegnata e basta? Un po’ sì, su molti fronti, ma su uno in particolare. Perché non avevo più di che scrivere? Ingenui, Tinder si è rotto ma io posso attingere a un patrimonio di miti, leggende e odissee che neanche Omero. Perché avevo deciso di smettere di usare dating app? Come sopra, Tinder si è rotto. Io pure mi sono un po’ rotta, però no. Su Tinder ci sto ancora, con sempre meno fiducia, molta flemma e una decina di anni in più da quando avevo approcciato questi mezzi.

Come si cambia, su Tinder e fuori da Tinder

Ed è vero, sono invecchiata.
Ed è vero, è cambiato un sacco il mondo, sono cambiata io con lui.
La frammentarietà, la velocità, la mancanza di tempo e di attenzione sono centuplicate.

Ma, aspettate, volete sapere perché non scrivo più molto?
Perché ci credo meno.
Perché la mia fede si è dirottata su altro.
Perché sono rimasta scottata da questa conoscenza qui.
Perché quest’altra conoscenza qui mi ha acceso come un albero di Natale. E ora cammino per rendere le luci sempre più splendenti, anche a Pasqua.

E quindi, cammino sì, studio, leggo, mi immergo nelle ombre, ritrovo il mio sguardo sul mondo, metto insieme in una misteriosa quadriglia la me bambina, la me ragazza, la me giovane donna, la me adulta, la me anziana. Siamo in tante, ma teniamo in mano un filo azzurro che ci unisce tutte.

Non è che ti ghosto, è che non esisti proprio

Ma veniamo alla superficialità, velocità, frammentarietà, difficoltà ad ascoltare, ad aprirsi, a sentire che un’altra persona c’è.

Non si può più neppure parlare di ghosting, non è ghosting, è una modalità relazionale. Vali quei pochi minuti in cui voglio e posso mandarti qualche frase. Tutto è nato dal nulla, tutto muore nel nulla, tu sei il nulla. Questo è quello che mi hanno fatto sentire alcune persone con cui ho chattato ultimamente.
Tu sei il nulla.
Non so chi sei e se anche ti scrivo tre messaggi stitici sei comunque il nulla e resterai tale. Sei un ologramma, una creatura frutto di una intelligenza artificiale. Anzi, non c’è intelligenza che possa definire la tua presenza o esistenza.

Sì, siamo arrivati qui.
E no, non voglio essere drastica. Giusto qualche esempio.

Tinderiano 1: incontrami asap, ma a metà strada

TINDERIANO Ciao, Elisabetta, piacere.
Anche io amante delle letture e degli spazi liminali.
Abito a Bologna, potremmo vederci a metà strada, tipo Piacenza, che dici?

ELISABETTA Ciao, Alessandro, piacere mio.
Ammiro il tuo spirito organizzativo, ma credo che il condizionale sia d’uopo in questi casi.

Unmatch.

Cosa mi dice sta cosa?
Non ho tempo per te, o ci sei subito (a metà strada, badate bene) o… unmatch.

Tinderiano 2: ti vedo, ti ascolto, ti capisco al volo

TINDERIANO Ispiri una grande eleganza, ho ammirato il tuo profilo.

ELISABETTA Grazie! La mia è un’eleganza in scarpe da trekking,

(L’avrà poi visto il profilo o lo sguardo non era ammirato ma obnubilato?). Sta di fatto che… scatta l’unmatch

Tinderiano 3: quando la perfomance è tutto

Ma ancora, qui una serie di domande a raffica, che denotano in poche battute una persona molto incline al raggiungimento di obiettivi.

ELISABETTA Mi piace camminare.

TINDERIANO Qual è la montagna più alta dove sei stata?

[…]

ELISABETTA Conduco laboratori di scrittura e lettura.

TINDERIANO Tu o qualcuno dei tuoi allievi avete mai pubblicato?

Dopo una serie di domande di questo genere, senza nessun intermezzo riflessivo, mi prendo un momento di pausa (qualche ora, meno di un giorno).
Nel mentre, indovinate? Strano… scatta l’unmatch.
O rispondi entro 24 ore o sei fuori.

Tinder, e non chiedetemi di esercitare speranza

Poche le conversazioni che vanno oltre i cinque messaggi a testa. Quando capita, a un certo punto l’altra persona sparisce. Smette di rispondere, di chiedere, di condividere.
Scusa, ho dimenticato un libro aperto. Scusa, il sugo bolle sulla pentola. Scusa, un filo del mutandone di lana della nonna si è scucito. Neanche la peregrina idea di inventarsi una bugia fantasiosa, meglio di quelle indicate da me. Una bugia che mi faccia sognare.

Per il resto tra nick invitanti come Assasin (mi piacerebbe averlo inventato io, ma non ne ho avuto la necessità), gente con i capezzoli al vento anche a dicembre, product manager incravattati e rasta alla ricerca di relazioni poliamorose, io alzo le mani al cielo, chiudo la app e mi metto a fare altro. E datemi torto.

Ciao.

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Cosa ne pensate? Capita così anche a voi? Commentate qui sotto oppure scrivetemi: raccontami@storiedachat.it.

In home page: Il ragazzo invisibile – Seconda generazione, Gabriele Salvatores, 2018.

  • Categoria dell'articolo:Vita da Chat
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