L’AMORE È UNA COSA SEMPLICE… OPPURE NO?

L’amore è una cosa semplice. Così ho sempre pensato. Ci si conosce, ci si piace, ci si frequenta, ci si vuole bene, ci si lascia spazio per crescere: nella vita, nei sentimenti, nell’amore. Si arriva insieme a un livello superiore. L’amore è una cosa semplice, canta Tiziano Ferro. E io ci avevo sempre creduto, ci avevo voluto credere.

Ti piacciono poche persone, ti senti a tuo agio con poche persone, sai bene di cosa hai bisogno. Di conseguenza: quando incontri una persona, sentirai subito se va bene per te. E ancora, sai bene cosa evitare, cosa ti porti dietro da una vita, da cosa sei sempre voluta scappare. E solo a un certo punto hai potuto farlo. E solo fino a un certo punto potrai farlo. Perché quello da cui scappi te lo porti dentro, ed è storia di generazioni, e alberi genealogici, e radici di faggi secolari.

Ecco, avevo due certezze due nella vita. Spazzate via dalla bora di queste ultime settimane. Una bora un po’ astiosa, ansiosa, inaspettata, come la gastrite che, ospite non desiderata, mi stringe lo stomaco in questi giorni di primavera e bombe.

Partiamo dall’inizio. Perché a nessun* che legge qui può interessare la mia gastrite. Ma in questa storia c’entra anche Tinder e quello sì che, forse, può interessare.

Sapete come funziona in matematica la proprietà transitiva? Che se ad a piace b e a b piace c allora ad a piace c. Non so, funziona così? Più o meno. La matematica non è mai stata il mio mestiere. Ma mi è mancata molto il primo anno di università, dopo che mi sono iscritta a Lettere.

Fuori di metafora.

Mettiamo che abbiamo un elemento b di nome Samuele. Ecco a Samuele piacciono le nuvole che corrono nel cielo, guardare la pioggia cadere nel bosco, mentre è al riparo sotto una tenda di fortuna, i moti variabili ma costanti della luna. Anche ad a, come Betta, un nome sicuramente a caso, in questa storia che a caso non è, piace il profumo della pioggia nel bosco, sentire l’energia che scorre sotto le cortecce degli alberi.

Ecco, Samuele e Betta si trovano su Tinder, matchano su Tinder. Perché il fruscio del bosco scuote anche le fronde più virtuali e la luna richiama le maree digitali. Samuele e Betta matchano, perché lo dice la luna. Samuele e Betta matchano, perché in quei giorni entrambi sono viandanti in un viaggio di scoperta, luoghi diversi ma la stessa voglia di esplorare, di cambiare, di guardare la vita con occhi nuovi. Samuele e Betta matchano, perché gli elementi che entrambi hanno scelto per identificarsi su Tinder si somigliano, si chiamano a vicenda, giocano a strega comanda colore.

E quindi? Alla persona Betta piace la persona Samuele. Assodato. Andiamo avanti, perché c’è un elemento c da presentare. A Samuele piace la persona c, che chiameremo Paolo: sono amici da anni. A Paolo piace muoversi nella natura, stare a piedi nudi nel bosco, arrampicarsi sugli alberi, ama raccontare storie, sognare la luna, immaginare futuri distopici.

Samuele, mentre chatta su Tinder con Betta, è in vacanza con Paolo. Quindi sono in tre in quel momento, in vacanza in due luoghi diversi d’Italia, Lombardia e Basilicata, a camminare nei boschi, a cercare la luna, a godere di ogni momento di quella vita all’aria aperta, così lieve di indumenti e pensieri. Samuele scrive a Betta e parla a Paolo di Betta. Paolo conosce Betta attraverso le parole di Samuele e attraverso le parole che Betta scrive in alcuni articoli.

Ho consigliato a Paolo di leggere i tuoi articoli. Ti scriverà. 

Un solo pensiero. 

Perché ora mi stai parlando del tuo amico? Ma non ci stavamo scrivendo noi?

Non siamo più su Tinder. Paolo scrive e quella prima mail è l’inizio di un lungo carteggio, di un lungo scambio di parole, sillabe, frasi, racconti, audio con storie, libri, storie, libri, balli, video, e poi camminate, giochi, chiacchiere, sorrisi, riflessioni, risate, vita, vita, vita, tanta vita.

Come te nessuno mai, Paolo, mi ha fatto pensare di essere tanto pieno di poesia e di meraviglia. Come te nessuno mai mi ha fatto credere di avere trovato quello che stavo cercando: ascolto, riflessione, creatività, accoglienza, entusiasmo, delicatezza, profondità.

Se a Betta piace Samuele e a Samuele piace Paolo, allora a Betta piacerà Paolo. La luna ci unisce in un cerchio continuo, ci fa ballare a braccetto la stessa musica. 

Sì, se a Betta piace Samuele e a Samuele piace Paolo, allora a Betta piace Paolo, ed è ricambiata.

l'amore è una cosa semplice
“Questa non è la vita, è una stagione rubata” (da “Shakespeare in love”, John Madden, 1998)

 

Be’, ma direte voi, è tutto semplice, tutto lineare, tutto sta in una proprietà transitiva che si raccoglie su sé stessa, si contorce, si abbraccia, si ritrova nel proprio abbraccio.

Semplice, a Betta piace Paolo e a Paolo piace Betta. 

Passano giorni in cui le sola cose vitali cui pensare sono il prosieguo della storia della sera, il ballo del weekend, il restare appesi al suono di una voce che vorresti non finisse mai di dire, di raccontare. In quelle settimane, sbaglio più volte fermata del treno, dimentico il portafogli dove non dovrei, sorrido inebetita al mio capo che mi dice che dovrò stare in riunione fino alle 20. In testa ho solo storie, nuvole e storie.

Allora è vero! L’amore è una cosa semplice.

E invece no, probabilmente niente nella mia vita si potrà mai configurare come semplice. Perché sono una persona di dubbi e poche certezze. E oggi anche le uniche due che avevo sono ruzzolate via, portate al largo dalla bora. La luna non è più compagna, consigliera? La luna è stata cattiva consigliera, mi ha offuscato la vista, ridotto la visuale a una sola faccia, anzi, a un solo spicchio. Mi ha nascosto il resto, quello che non avrei voluto vedere, che conoscevo in modo diverso e che avrei sempre voluto fuggire.

Ho capito che essere accettate per come si è non è sempre una scelta, a volte l’altra persona non ha abbastanza autostima per pensare di meritare quello che vorrebbe, per desiderare più di quel che ha di fronte. Ho capito che non si può essere amati da una persona che per prima non si ama. Ho capito che spesso si confonde attaccamento con la paura di essere abbandonat*. Ho capito una volta di più che non conta quello che si cerca, ma quello che si trova. E che, per quanto tu possa sfuggire, la vita ti mette davanti ciò di cui tu hai più paura, che è anche quello di cui hai più bisogno: superare quelle paure. Ho capito che oggi devo avere la consapevolezza e la forza di considerare le radici di quei faggi secolari, di toccarne le bruciature e di pensare di poterne fare crescere qualcosa di nuovo. Ho capito che la vita è una cosa ingarbugliata che non riesco a dipanare in modo semplice e lineare, alla faccia delle proprietà transitive. E che l’amore non mi trova, mi sono nascosta troppo bene. 

Però una cosa c’è, chiara, rotonda, luminosa. E non è la luna: questa storia sta sul blog per rendere manifesto che Tinder crea connessioni inaspettate, con persone che mai avresti potuto conoscere altrimenti. Può essere un’opportunità di mettersi in collegamento, in senso libero, ampio, anche afinalistico. Anche a voi è capitato?

E, quindi, alla fine?

La vita ti mette di fronte quello da cui vuoi scappare, i traumi familiari tornano, sotto mentite spoglie, ti dicono che ci sono prove da superare, che devi essere pronto ad affrontarle, che è il momento di fare quel salto, di prendere quella nuova consapevolezza, di dirti diversa da ciò che sfuggi, da quello che trovi. Che è di nuovo, e sempre, il momento di imparare a camminare da sola. 

Disclaimer: in ogni storia inventata c’è un po’ di autobiografismo e in ogni storia autobiografica c’è una parte di finzione. Questa è una storia che sembra autobiografica, ma che di fatto è irreale. Ne scriverò altre (forse), spero non vi dispiaccia troppo.

“Scrivere romanzi significa prendersi cura degli altri. Se io ci tengo veramente a te, ti racconto storie” (Jonathan Safran Foer)

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  • Categoria dell'articolo:Racconti
  • Articolo pubblicato:15 Maggio 2022
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