IL POTERE DELLA PAROLA SULLA CHAT. LA STORIA DI SILVIA

“Le persone si stupiscono, sembra una cosa strana”. Eppure. “Ho avuto tre relazioni, tutte e tre con persone conosciute su una chat”.

Forse può sembrare ancora un po’ strano, anche un po’ folle, che conoscenze significative nascano in un ambiente virtuale e da lì trovino la forza e il terreno per espandere le proprie radici altrove.

Eppure succede.

Silvia mi racconta di tante conoscenze, di tante chiacchiere scambiate nel corso di quasi vent’anni, alcune presto destinate a cadere, altre che l’hanno accompagnata, seppure ‘virtualmente’, per periodi più o meno lunghi della propria vita, in modo più o meno intenso. E di alcune selezionate, circoscritte conoscenze entrate con vigore e a pieno titolo nella sua vita, condividendo con lei le torte alla zucca che ama cucinare, sorrisi e anche qualche lacrima. Vita nella vita, insomma.

LE PRIME CHATTATE SU STUDENTI.IT

Partiamo dall’inizio.

Le mie prime chattate risalgono al 2001, internet era da poco tempo entrato nelle nostre case, piano piano stava diventando un’abitudine accendere il modem e ascoltarlo attivarsi, emettendo suoni simili a quelli di una navicella in decollo.

Silvia all’epoca è all’inizio del proprio percorso universitario, tant’è che la piattaforma scelta per quei primi esperimenti di conoscenza online è Studenti.it.

Ci ho trovato persone che studiavano come me, tra i 17 e i 25 anni circa, da tutta Italia.

È estate: gli argomenti d’elezione non possono che essere viaggi, vacanze, interrail.

Con un gruppo di studenti e studentesse ci incontravamo quasi ogni sera in una stanza virtuale, avevamo un appuntamento fisso. Condividevamo un approccio un po’ ingenuo alla vita, e anche al mezzo su cui ci incontravamo. Ritrovavo in loro alcuni miei interessi e anche un modo di essere giovani che stava nella mia sensibilità.

Sono persone che accompagneranno Silvia per lungo tempo, ma con le quali non è mai scattato il desiderio di incontrarsi.

Tranne che con una persona.

L’INCONTRO CON PAOLO È UN SESSANTOTTO

Su Studenti.it Silvia conosce Paolo, un ragazzo di qualche anno più grande. Non importa come nasce la loro conoscenza (in modo anomalo, non lo approfondiremo qui), non importa dove: importa dire che è un incontro che segna un prima e un dopo nella vita di Silvia. Paolo all’epoca è impegnato, ma, volente o nolente, la conoscenza con Silvia sconvolge un po’ anche la sua, di vita. Ne nasce una relazione di qualche mese e un affetto, un legame, un’intesa che arrivano fino alla pandemia di questi giorni, e anche oltre.

Dopo aver conosciuto Paolo, anche una volta chiusa la relazione, per un po’ di anni non ho più chattato. Mi rendo conto che quando sono più aperta al mondo mi piace chattare, nei periodi in cui lo sono meno evito di farlo.

A 29 anni Silvia riprende in mano le vecchie abitudini, non è più una studentessa: sceglie ChatExpert, una chat senza registrazione, che permette all’utente di interagire con gli altri, inserendo semplicemente un nick. Non c’è bisogno di altro.

SU CHATEXPERT TRA PRIME MOSSE E ISPIRAZIONI

Sulle chat ho un approccio diretto, mi piace condurre le conversazioni. Nelle stanze frequentate da più persone lanciavo una provocazione, in senso positivo, poteva essere la citazione di una canzone, l’inizio di una storia… stimoli e spunti per vedere se qualcuno li coglieva e reagiva.

Non solo agli uomini è richiesta o concessa la prima mossa.

Difficilmente ho sperimentato approcci simpatici da parte di uomini sulle chat. Nel caso di Paolo, Stefano e Filippo, i tre uomini con cui sono nate altrettante relazioni, sono stata io ad attaccare bottone. Di solito mi lasciavo ispirare dal nick, se ne vedevo uno interessante mi agganciavo per lanciare un primo messaggio.

Silvia ci fa qualche esempio.

Chiedevo, “Soffi forte stasera?” a Vento del Sud oppure provocavo Demiurgo scrivendogli “Tiratela di meno” per poi vedermi scrivere: “Sì, però è vero, se vuoi te lo dimostro”. A Profstoricista non potevo non chiedere se lavorava come me con gli adolescenti.

Per ciascun nick un approccio diverso, personalizzato, creativo.

Se la persona riusciva a stare nel gioco, a mantenere la conversazione su un medesimo livello allora bene, se invece si cadeva nei soliti “Ma ci conosciamo”, “Come va?”, “Da dove?”, perdevo subito entusiasmo.

Su ChatExpert Silvia conosce Stefano, con cui nasce una relazione a distanza di un anno. Anni dopo, l’interesse si riaccende grazie a Filippo. Una conoscenza che non parte in discesa, una frequentazione segnata da una esperienza pregressa di sofferenza, dolore e perdita, ma che permette a Silvia di splendere un po’ più intensamente e che le fa credere di nuovo nel potere dell’amore, qualunque strada trovi per emergere (anche una chat).

La conoscenza di qualcuno arriva sempre nei momenti in cui riprendo confidenza con il mezzo, dopo qualche tempo che chatto. Quando ho incontro Filippo era maggio, chattavo però da tutto l’inverno.

DALLA CHAT ALL’INCONTRO DAL VIVO

Tanti gli incontri, anche carichi di stimoli, solo con tre persone però è scattato il desiderio di portare la conoscenza a un livello diverso, provando a farla camminare su altri terreni. Perché proprio loro tre, tra tutti?

Con tutti e tre fin dalle prime battute ho sentito che le cose sarebbero andate bene, c’erano state altre conversazioni piacevoli, ma con alcuni elementi che prima o poi avevano creato un po’ di stridore. Con Paolo, Filippo e Stefano le cose sono scivolate subito lisce, senza intoppi.

Cosa li accomunava?

Tre persone con una sensibilità molto forte, molto disposti all’ascolto e con una attenzione particolare per il genere umano, anche se per motivi diversi. Un aspetto questo che mi ha fatto sentire a casa, poiché lo ritrovo anche nella mia vita. Percepivo che in tutti e tre ero riuscita a suscitare una curiosità: avevano molta voglia di conoscermi.

IL RESPIRO CHE DÀ LA PAROLA SCRITTA ALLA CONOSCENZA

Dalle parole di Silvia emergono elementi diversi. 

In primo luogo un rispecchiarsi di sensibilità, di interessi e di modalità di espressione.

Tutte e tre avevano dimestichezza con la parola scritta: amavano scrivere, giocare con le parole, sceglierle con cura. Anche dopo che la frequentazione è nata, la modalità di comunicazione attraverso la scrittura è rimasta importante nella relazione, vuoi con whatsapp, skype o messenger. Abbiamo continuato a chattare, la scrittura è rimasta un canale di comunicazione fondamentale in tutti e tre i casi.

È innegabile come la familiarità con la lingua scritta, la propensione per il gioco attraverso le parole sono fattori importanti per una conoscenza che avviene via chat. Più è forte questa familiarità più si riescono a sfruttare le potenzialità della chat stessa e a entrare in profondità nella conoscenza dell’altra persona.  

Ma non solo, la chat scherma, a volte protegge o fa sentire protetti, frena gli impulsi, abbassa le paure.

L’utilizzo di un medium che passa attraverso la lingua scritta a me aiuta, mi permette di dare un respiro a una conoscenza che invece dal vivo rischio di bruciare. Consente, infatti, tempi di riflessione più lunghi, spazi di approfondimento più vasti di quelli che avresti in un’unica uscita dove si decide tutto: o la va o la spacca molto spesso.

Non si brucia tutto in un caffè o in una cena.

Quando esci con una persona c’è sempre un po’ di ansia, di incertezza, mille pensieri ti passano per la testa. Mi fissa – È sfuggente – Gli piaccio – Lo sto deludendo – Mi sta guardando le tette. Nello spazio di uno scambio in chat o attraverso una mail c’è un tempo rilassato, senza l’ansia di dovergli piacere per forza di cose.

L’INCONTRO DEI CORPI COME EVOLUZIONE NECESSARIA

La tangibilità dei corpi si innesta in un secondo momento, quasi come appendice necessaria di una sintonia già creata ad altri livelli. Diventa un prendere coscienza che sì, ci sono anche i corpi.

Riporto il modo di vivere le cose di Silvia, che è personale e peculiare. Immagino per molti di voi, di noi, le cose evolvano in modo un po’ diverso, che il corpo non sia mera appendice, ma che voglia avere lo spazio di dire la sua in modo più o meno prepotente o preponderante.

Di Paolo sapevo che assomigliava a Sergio Rubini, non avevo mai visto una sua foto prima di vederlo. Filippo, per questioni personali che avrei scoperto poi, mi aveva mandato una foto che non corrispondeva al reale. Quando ho incontrato Stefano mi aspettavo di vedere un cinquantenne, non il trentenne che avevo visto nella foto, tanto si era presentato sulla chat con riflessioni posate e mature.

Non sono questi gli elementi che hanno avuto un peso nel nascere e nell’evolversi della conoscenza.

Il corpo è passato in secondo piano, era l’ultimo dei miei problemi, si era creata una sintonia tale per cui quando ci siamo visti ci siamo solo riconosciuti, abbiamo preso atto che quelli erano i nostri corpi. In tutti e tre i casi al primo incontro mi sono innamorata, praticamente subito.

PRO E CONTRO DI UNA CONOSCENZA CHE NASCE SU UNA CHAT

Per me ci sono stati solo pro, i contro non li vedo come tali. La chat mi ha permesso di fare emergere nella conoscenza aspetti di me con cui si fa più fatica a entrare in contatto nella vita di tutti i giorni o con cui normalmente non si entra in contatto.

Prosegue

Ci sono alcuni lati della mia personalità, legati ad esempio a una goffaggine fisica, a una certa chiusura, alla tendenza a riempire i momenti di imbarazzo con parole, che a volte possono risultare pesanti a un primo approccio, che creano uno schermo con le altre persone, un ostacolo per un possibile avvicinamento. Ecco, per chi impara a conoscermi attraverso una chat, questi elementi passano in secondo piano, sono elementi di me che si aggiungono ad altri modi di essere, non diventano un ostacolo o una prigione.

E ancora:

Penso che le tre persone che sono entrate nella mia vita senza le chat non le avrei mai conosciute, e magari, anche se le avessi conosciute, non saremmo riusciti a instaurare il rapporto che invece si è creato. Le storie poi sono finite per altri motivi, non sicuramente per il modo in cui sono nate.

Cosa ne pensate della storia di Silvia che ci catapulta nel mondo delle chat, un po’ pre-dating app, ma comunque ancora vivo, anche se, credo, con molta minore forza?

Ci sono elementi che riscontrate anche nella vostra esperienza?

La connessione che va al di là dell’aspetto fisico, l’importanza delle parole, lo schermo che scherma e nello stesso tempo mette in luce dicono qualcosa anche a voi?

Attendo vostri commenti qui sotto o su Telegram @StoriedaChat o via mail [email protected]!

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♠ In copertina: “Inkheart – La leggenda di cuore d’inchiostro”, Iain Softley, 2008.  

 

  • Categoria dell'articolo:Racconti
  • Articolo pubblicato:4 Aprile 2021

Questo articolo ha 4 commenti.

  1. ecridi

    A volte mi stupisco che ci si stupisca del “potere della parola”. Siamo generazioni abituate all’idea che incontrarci sia facile, anche se ciò avviene relativamente da poco tempo. In passato le distanze erano più importanti. Cantava Lucio: “Quando c’erano i cavalli non si arrivava mai, veniva buio presto e presto era già tardi, la notte non finiva mai”. Scoprire o consolidare i sentimenti attraverso la scrittura era la normalità per le classi sociali abbienti (o apicali). Gli scambi epistolari si dipanavano con tenacia per anni, nonostante i mezzi per far giungere a destinazione i plichi fossero più complicati e lenti.
    Perché la scrittura via computer dovrebbe per forza essere diversa? Perché viene forse a mancare l’elemento meditativo derivante dalla contemporaneità dello scambio?
    Sarebbe interessante analizzare che forme possano prendere le chat; su che schemi di confronto vengano a poggiare le conversazioni…
    Sia nella storia di Silvia che in quelle della admin rileva ad esempio il gusto per la provocazione dialettica, che mi fa immaginare avvii scoppiettanti; però poi credo che vi sia un’attenzione forte agli approfondimenti che si avvicina al dialogo meno alternato – più monolitico – delle lettere.
    Quanto conta quindi il ritmo del confronto?
    Ci sono delle fasi che necessitano di un certo tipo di ritmo?
    E cosa succede se il ritmo non varia mai: opportunità o limite?

    Circa il rapporto con la corporalità, non ho le idee chiare. Di primo acchito penso sempre che l’attrazione sia necessaria, ma poi se mi volto al passato devo convenire sul fatto che non sempre è stato un criterio assoluto. Sicuramente però senza attrazione mentale non sono incentivato a proseguire una relazione sul piano fisico, mentre il contrario – nonostante i miei proclami della prima ora – è capitato con molta soddisfazione. Quindi diciamo che tutto sommato non ho una posizione definita (o totalmente coerente) in proposito. 😉

    1. Betta

      Grazie per il commento molto interessante e articolato!

      Per quanto riguarda le chat, posso dire che quello che prediligo è uno scambio non necessariamente live ma più pesato e pensato. Messaggi più lunghi, mandati anche a distanza di ore, se non di giorni l’uno dall’altro. Mi danno il gusto del pensiero (per ciò di cui si sta discorrendo, ma anche per l’altra persona), della meditazione, dell’approfondimento.

      Poi, certo, ci sono momenti anche per gli scambi più brevi e concisi, magari una volta che si passa su whatsapp ad esempio. A volte diventano scambi più pratici, concreti, con meno poesia e meditazione. Si perde un po’ lo spirito che c’era nell’altro tipo di interazione. Ci si salva solo se ci si mette una buona dose di creatività, e non è sempre facile… questo nella mia parziale, e comunque limitata, esperienza!

  2. giuseppe

    Molto probabilmente Silvia non sapeva che questo “ChatExpert” non era criptato, quindi chiunque avesse le opportune capacità tecniche poteva leggere le conversazioni private perfino dall’esterno (oppure, senza difficoltà, potevano farlo gli amministratori del sito dall’interno). Ripeto, non è un’operazione alla portata di tutti, ma si può fare.
    Ciò premesso, non mi soffermo sul commento della storia vera e propria raccontata in questa pagina, perché avrei troppo da dire.

    1. Betta

      Ciao Giuseppe! Sì, ecco, nell’altro messaggio ti chiedevo un parere su questo articolo proprio perché avevi fatto un raffronto con le chat vecchio stile… roba molto diversa da Tinder… e che io non ho frequentato molto, come scrivevo. Sicuramente il tema della sicurezza e della privacy di info e dati trasmessi online non era molto sentito tra fine anni ’90 e inizio 2000. Oggi è un tema in voga, ma le ‘falle’ ci sono comunque, e spesso le persone che usano questi servizi (io per prima) non se ne rendono conto fino in fondo.

      Be’ però con quel “avrei troppo da dire” susciti curiosità!

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