TIPI DA CHAT: PERDITEMPO, PROVOCATORI, INDECISI

“Non è facile”. È il mio mantra di questi giorni. Non è facile stare sulle chat e sperare di incappare in qualche conversazione coinvolgente e stimolante. Non è facile essere single durante la pandemia. Non è facile decidere chi incontrare, come farlo, perché farlo. Non è facile.

Non è facile i giorni buoni, ma tanto più difficile diventa quando, durante la nostra permanenza sulle app per il dating, incrociamo uno o più utenti che assumono atteggiamenti da:

Lungi da me la volontà di rinchiudere in scatole chiuse le persone che per motivi e stimoli diversi bazzicano su Tinder e compagnia cantante. Questi tre raggruppamenti sono delle banali semplificazioni che servono per descrivere, a colori forse un po’ decisi, privi di sbavature, comportamenti che ho riscontrato (e magari lo avete fatto anche voi) in alcuni utenti uomini (genere con cui chatto).

Ma andiamo oltre. Anche io in alcune conversazioni sarò sembrata, e lo sono stata davvero, con ogni probabilità, la perditempo, l’indecisa, la provocatrice. Lo sono stata con alcuni, e non con altri. Così come quelli che con me sono stati perditempo, provocatori, indecisi, magari con altre si sono dimostrati sicuri, determinati, aperti al dialogo, buoni ascoltatori. Chi lo sa?

Entriamo nel merito di questi profili, che come abiti, ciascuno di noi può avere indossato, magari anche solo per qualche attimo o conversazione.

PERDITEMPO

Lungi da me pensare di ledere una tra le libertà e i diritti personali sanciti dalla nostra Costituzione. Ma… vogliamo mettere tra i contemporanei diritti degli esseri umani anche quello di chattare senza arte né parte?

Se non fosse chiaro cosa intendo, mi riferisco alle persone presenti sulle chat per perdere tempo e forse anche per fare perdere tempo agli altri.

Persone scostanti, poco inclini a mettersi realmente in gioco, simpatiche anche, a volte. Si trascinano di messaggio in messaggio per godersi un po’ di attenzione, farsi due risate, passare qualche minuto di tempo, distraendosi dagli impegni giornalieri.

Ecco, Martino, sto parlando anche di te. Superato, direi brillantemente, il test sociologico o sociopatico (“Vediamoci”, ve ne parlerò più avanti), non hai superato altrettanto brillantemente i tre successivi giorni di chat. Chat abbastanza intense, devo dire la verità. In cui Martino, sociologo di Crema, lasciava intravedere conoscenze e complessità che avrei gradito scandagliare. In cui apriva spiragli per poi chiudere portoni. In cui rispondeva ma senza approfondire, rilanciava ma senza chiedere mai troppo, mostrava interesse ma procedendo con una cautela finta da elefante in un negozio di porcellane (epperdio, che l’elefante si comporti come tale, indipendentemente da dove sta), in cui a domanda diretta scivolava in risposta di poco senso compiuto.

Per riassumere, cerco di evitare di perdere tempo di fronte a queste tipologie di interazione da libero chattatore in libero Stato:

  1. Potrebbe avere le carte, ma non ne gioca una buona
  2. Si mantiene su un tono ciarliero che non mira ad approfondire la conoscenza
  3. Chattiamo da due settimane ma non mi chiede un contatto esterno alla chat o un incontro, e se glielo chiedo nicchia
  4. Mi contatta a intervalli regolari ma il tempo che mi concede è sempre limitato, centellinato, racchiuso in pochi momenti, magari sempre gli stessi di settimana in settimana
  5. C’è ma è come se non ci fosse, scrive ma è sfuggente, è di compagnia e dalla battuta pronta ma non si comprende cosa faccia nella vita, con chi stia, cosa pensi davvero.

Ecco, in tutti questi casi siamo di fronte a persone che o per indole personale o per situazioni esterne o perché non sufficientemente interessate non sono propense ad avviare una reale conoscenza. A noi va bene così? Perfetto, proseguiamo a dare corda. Cerchiamo qualcosa di più? Tagliamo, evitando di perdere tempo.

La parola d’ordine come al solito è solo una: consapevolezza.

PROVOCATORI

Ci siamo iscritti su una chat. Siamo adulti, abbiamo deciso consapevolmente di utilizzare un mezzo digitale per entrare in contatto con persone nuove. Nessuno ci impone di starci, sulle chat, è una nostra libera scelta e una altrettanto libera azione. Una scelta che a volte può non dare i frutti che ci aspettavamo, che può gettare malumore sui nostri buoni propositi, che può disattendere le nostre speranze. E vabbè, persone, fatti e cose nella nostra vita lo faranno, senza chiederci il permesso.

Questo però non ci dà il diritto di presentarci in modo respingente. O forse il diritto un po’ ce lo dà pure (tanto cosa me ne frega, si pensa, la chat non serve a niente) ma rende la nostra presenza sui canali online assolutamente controproducente. Meglio non starci a questo punto. Risparmio di fatiche e tanto maggiore guadagno di privacy. Mi riferisco a esternazioni di questo tipo:

Non ci sono eccezioni: tutte uguali, tutte noiose.

La provocazione, se non è intelligente, non raccoglie nulla. Semina vento, raccoglie tempesta. Ah, la saggezza popolare. La provocazione crea il vuoto attorno a sé, distrugge, fa il contrario di quello che dovrebbe fare una buona presentazione, gettare un semino per far crescere una conversazione. Dell’importanza di una buona presentazione parlo anche in Presentarsi su una dating app: sì, perché e come.

Ah, hai trovato tutte noiose. Ah, siamo tutte uguali, quindi ti aspetti di trovare anche me noiosa. E, corollario mio personale, probabilmente non potrò fare nulla per farti cambiare idea. Perché le conversazioni si creano in due e se uno parte già dal presupposto che ci sarà la noia, eh be’, si inizia già maluccio.

Dai basta con le frasi tipo: “Non vi rispondo se scrivete solo ciao. Siate più creativi, siate più prolissi, scrivete qualcosa di più intelligente”. Cazzate. Tanto la prima cosa che guardate è la foto profilo. Se non interessa quella, non basta nemmeno la Divina Commedia per essere considerati. Quindi datevi meno arie.

Le antiche raffigurazioni ci mostrano che Dante Alighieri, sommo poeta, si presentava nelle sue fattezze umane con un naso importante, oserei dire aquilino. Sarà per questo che Beatrice non lo ha mai preso nella alta considerazione che meritava il suo intelletto? Sto tergiversando.

Il tema non è: è vero quello che c’è scritto, ovvero tutte le persone guardano solo la foto profilo e se ne infischiano delle mille mila parole che uno può scrivere per cercare di attirare l’attenzione. Il tema è: vale la pena di renderlo esplicito in questo modo, magari nel ridotto spazio a disposizione per una presentazione? Perché gettarsi la zappa sui piedi? Perché esserci ed essere detestabile? Non sarebbe forse preferibile e più proficuo scegliere l’oblio e dedicarsi alla scrittura della Divina Commedia 4.0?

Pensiamoci, invece di provocare, augurandoci di incontrare qualcuno che non ‘meriti’, a vostro avviso, quella provocazione.

INDECISI

Esserci o non esserci. Mi perdonerà Shakespeare per essermi ispirata a una sua usuratissima battuta. Ovvero, ci stai o non ci stai (su una chat)? Ci vuoi stare o no (su una chat)? Perché ci stai (su una chat)? Come ci stai (su una chat)? Marasma di domande esistenziali. Amleto non aveva sicuramente di questa profondità di dilemmi.

Analizziamo tre situazioni caratteristiche.

1. Sono su Tinder perché in giro la gente non parla con gli sconosciuti

Forse il più estroverso o intraprendente tra noi lo negherà. Ma è difficile approcciarsi a persone sconosciute. Presentarsi, tentare di portare avanti una conoscenza, cercare di non dare fastidio, di non essere molesti, ma di apportare e cogliere valore, avviando uno scambio che possa dirsi piacevole per entrambe le parti.

Dopo i 30 o 35, quando ci si trova con amici e amiche sposati, fidanzati, con o senza figli, le occasioni naturali di vita sociale sembrano ridursi. Così come, in maniera direttamente proporzionale, la possibilità di conoscere gente nuova e svincolata da impegni di sorta, libera di darsi la possibilità di una nuova conoscenza.

E allora si prova a buttarsi su una o più chat, magari senza troppo voglia o convinzione. E a vedere come va.

2. Diremo che ci siamo incontrati al supermercato

Ecco, ma anche no. Insomma, ci sei, ma non ci vuoi stare. Ci sei, ma ti vergogni di starci. Incontreresti qualcuno, te ne invaghiresti, ma poi diventeresti rosso nel fare sapere agli amici di avere conosciuto il tuo lui o la tua lei su una chat.

Ecco, io di fronte ad affermazioni di questo genere mi ritiro in disparte. Il mezzo (la chat) ha peculiarità e limiti ma se ipoteticamente ti dovesse permettere di incontrare una persona della quale innamorarti, ricambiato, o con la quale sviluppare una amicizia sarebbe comunque un mezzo vincente. Di cui non vergognarsi. Il meglio per noi potrebbe non trovarsi necessariamente tra gli amici, gli amici di amici, i colleghi o tra i vicini, alla porta accanto.

3. Sono un uomo all’antica preferisco parlare al telefono, anziché chattare

Ti hanno hackerato il profilo facebook e aperto un account Tinder a tua insaputa? Ti ha iscritto la sorellona disperata nel vederti single da tanti anni? Il tuo migliore amico ti ha estorto il cellulare e piazzato tue foto su ogni chat dell’universo digitale? No? E allora, accetta il mezzo che tu stesso hai scelto di utilizzare e utilizzalo al meglio. Anzi sfruttalo, con intelligenza.

Non fare quello che ci sei, ma non ci vorresti stare. Quello che c’è ma preferisce passare subito su altri mezzi più ‘convenzionali’, che cancellino presto l’onta di dover stare su una chat per il dating. Il segreto sta nell’utilizzare bene e con consapevolezza i mezzi a propria disposizione.

Chiaro a tutti che l’obiettivo è uscire dalla chat e portarsi su un piano di vita, non ‘più reale’, ma più ‘fisico’. Il problema è come. Il problema è farlo partendo da un mezzo che abbiamo scelto tutti di usare. Il problema è di utilizzare il mezzo con piena consapevolezza, non smollacciando alla prima malcapitata il proprio numero o profilo instagram, ma facendo maturare i tempi per poterci arrivare.

Cosa ne pensate? Anche a voi è capitato di incappare o di assumere uno di questi atteggiamenti?

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Di altri ‘tipi da chat’, passatemi l’espressione, anche se più che di tipi si parla di atteggiamenti, avevo scritto anche in Non sono un gran chattatore, ma sono iscritto su Tinder e in Professione: odiatore tinderiano.

♠ In copertina: “Il buono, il brutto, il cattivo”, Sergio Leone, 1966

  • Categoria dell'articolo:Vita da Chat
  • Articolo pubblicato:28 Febbraio 2021

Questo articolo ha un commento

  1. ecridi

    “Provocatori e foto”
    Un giorno venne nella mia città Leoluca Orlando a tenere un comizio.
    Andai a vedere perché curioso, ma … c’era troppa gente rispetto al luogo prescelto; non riuscivo ad avanzare tra la folla e mi fermai nella via prima di raggiungere la piazza. Quando l’uomo iniziò a parlare, venni avvolto da una voce profonda, suadente, densa, calda. Rimasi in breve ammaliato. Pensai che ci si potesse innamorare di una voce così!
    Puoi anche avere il naso del Duca di Urbino, ma se possiedi la voce di Leoluca … uhmmm … non è affatto detto che tu non possa conquistare.
    In fin dei conti nella nostra società l’immagine è stata enfatizzata e drogata allo sfinimento, ma poi il feeling è fatto di sfumature; la mente possiede la capacità (se glielo si consente) di equilibrare il modo in cui percepiamo una persona a seconda di ciò che ognuno ne coglie. Un naso importante può creare imbarazzo, ma anche curiosità, e perfino tenerezza: quindi potrà non essere attrattivo, ma comunque avvicinare piuttosto che respingere.
    Allora mi dico che questi provocatori soccombono sempre alle proprie insicurezze, senza cercare neppure per un istante di cogliersi nella loro completezza. Poi, chi lo sa: magari il naso del Duca respingerà? E’ un rischio da correre…

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