ANCHE IN CHAT, LA VERITÀ È CHE NON GLI PIACI ABBASTANZA

Donne attive sui siti per incontri, oggi mi rivolgo a voi (e a me con voi)! Basta cercare verità infallibili e clamorose consultando le sacre scritture, attingendo a un qualunque libro di crescita personale, sottoponendoci alla lettura quotidiana degli oracoli, affannandoci nella ricerca della discendente della Sibilla cumana, programmando un viaggio di introspezione e yoga a Bali.

La risposta a (quasi) tutte le domande, i dubbi, i sospiri che riguardano il mondo delle relazioni con il genere maschile, anche sulle dating app, è una. E non è stata scritta su un testo rivelato dal soffio del vento a un profeta, non è stata vergata dal guru della psicologia di turno, non arriva dalla canalizzazione della voce di un maestro durante la lettura dei registri akashici.

No. È il titolo di un film diretto da Ken Kwapis, adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo scritto da Greg Behrendt e Liz Tuccillo, già sceneggiatori di “Sex  and the city”. Vi dice qualcosa?

La verità è che non gli piaci abbastanza.

 

 

Semplice, schietto, diretto, lampante.

Ecco alcune delle massime, dal sapore oserei dire universale, che sciorina il mentore Alex a una speranzosa e ingenua Gigi, che sistematicamente fraintende il comportamento di qualsiasi maschio nell’arco di 800 metri da lei.

Tu non sei l’eccezione. Tu sei la regola. E la regola dice che se un uomo non ti chiama, è perché non vuole chiamarti. Se ti tratta come se non gliene fregasse un cazzo, è perché non gliene frega un cazzo.

Basta scuse:

Non esistono uomini spaventati, confusi, disillusi. Non esistono uomini tragicamente segnati dalle passate esperienze, bisognosi d’aiuto, bisognosi di tempo. Gli uomini si dividono in due categorie soltanto: quelli che ti vogliono e quelli che non ti vogliono.

 

 

Ma pensiamo alla straordinaria sinteticità di una frase che racchiude in sé la risposta a ennemila situazioni diverse, che però riportano sempre allo stesso punto?

C’è una spiegazione altrettanto pervasiva e pregna di valore per (quasi) ogni male d’amore?

Magari non ci vogliamo pensare, non la vogliamo evocare, non la vogliamo sentire. Ma c’è, è lì. È verità rivelata, e non da un profeta, a disposizione di tutte noi. Perché non approfittarne?

Vediamo qualche esempio, riportato al mondo degli incontri online.

Il suo profilo è carino, ti matcha ma non ti scrive per primo. E se scrivi tu non risponde

Eh, ma magari non apre più la dating app.

Ma sarà ancora attivo il profilo?

E se gli hanno rubato il cellulare… l’identità… la vita?

Ok…

La verità è che ha altro da fare, altre a cui pensare, che non lo incuriosisci abbastanza per smuoversi dalla situazione in cui sta. Questa è la regola, poi ci possono essere le eccezioni, ma sono poche, rare, rarissime.

La verità è che non gli piaci abbastanza.

Vi scrivete su Tinder ma le sue risposte sono sempre stiracchiate e stanche

Eh, ma ha tante cose a cui pensare.

Abbiamo tutti una vita, no? Mica siamo sempre su Tinder.

È una persona di fatti, non di parole.

Uahahahhaa

La verità è non lo intrighi più di tanto, che non è particolarmente coinvolto, che porta avanti la cosa magari aspettando un incontro dal vivo (e lì non si sa mai come possano evolvere le cose) oppure aspettando che qualche altro contatto di maggiore interesse per lui si attivi.

La verità è che non gli piaci abbastanza.

Il dialogo su chat procede solo grazie ad alcune tue domande, spunti, riflessioni. Se fosse per lui calma piatta

Forse sto esagerando, sono troppo propositiva.

Lo assillo con tutte queste domande e messaggi. Alla fine ‘take it easy’, no?

Sono un vulcano, dai. Ci sta che uno non riesca a starmi dietro.

La verità è che non gli piaci abbastanza. Vedi sopra.

Ti risponde ai messaggi dopo cinque giorni, spiegandoti che è troppo preso dal lavoro

Effettivamente ha un incarico di responsabilità… tante riunioni… un progetto importante da seguire.

Ha faticato tanto per arrivare dove sta, ora vuole dimostrare che se lo è davvero meritato.

Il lavoro è la sua vita, la sua passione.

Si sa come funziona quando uno ha appena cambiato lavoro.

Si sa come funziona quando tutti si aspettano il massimo da te.

Ce la vogliamo proprio raccontare?

Se gli piaci, un microsecondo per risponderti a un messaggio lo trova, facendo un triplo carpiato con avvitamento laterale tra le riunioni. Se vuole mantenere vivo il contatto, ti chiama anche solo per cinque minuti mentre prepara la cena o porta fuori la spazzatura. Se ti vuole, ti fa capire che c’è e che ci sei anche tu nella sua testa.

La verità è che non gli piaci abbastanza.

Chiacchierate in chat da due settimane, poi di colpo sparisce

Profilo hackerato?

Attacco alieno?

Sequestro scopo estorsione?

Pestato i piedi a qualche boss?

Malessere fatale?

Basta voli pindarici.

La verità è triste, ma è una. Non gli piaci abbastanza.

Di ghosting ho scritto anche in Persone che fanno ghosting, ecco perché, e Chi di ghosting ferisce, di ghosting perisce

Chiacchierate su Facebook Dating da due settimane, ma non propone di passare a un altro canale di comunicazione

È timido.

Sono le prime volte che usa la chat, non ne conosce bene i meccanismi.

Teme un rifiuto.

Pensa sia prematuro.

Rispettoso, aspetta una mia mossa.

È scosso dalle precedenti esperienze negative.

Se gli piaci trova il modo di chiedere, di capire, di provare.

La verità è che non gli piaci abbastanza.

Dopo tre settimane di chiacchiere online, lanci l’idea di un incontro, ma tergiversa, accampa scuse

Si è mollato male, normale non se la senta.

Mica facile decidere di accettare un incontro con una sconosciuta.

Preferisce proseguire la conoscenza online ancora per un po’.

Ha una situazione familiare complicata, vuole sentirsi più sicuro prima di accettare inviti da una donna.

Ah sì?

La verità è che non gli piaci abbastanza.

Dopo il primo incontro, non perde una vostra storia su Instagram ma di farsi sentire di nuovo neanche morto

Be’, non gli interessasse nulla di me, non mi cercherebbe sui social, non mi seguirebbe, non sentirebbe l’impulso di capire cosa combino.

A volte ci si parla anche senza parole, sono i gesti che contano, il sentirlo presente e vicino anche da lontano.

Si chiama orbiting, ne parlo anche in Dating, il glossario (non definitivo).

La verità resta sempre quella: non gli piaci abbastanza.

Vi scrivete da tre mesi tra Tinder e mail, non vi chiede di uscire, continua a frequentare le dating app e nel frattempo esce con un’altra

Be’, ma cosa mi posso aspettare in questa fase esplorativa?

La pandemia ha complicato davvero tutto.

Comunque mi cerca, mi risponde, che mi pare già una gran cosa.

Si è creata un’intesa, altrimenti altro che lunghi messaggi per tre mesi.

Se gli piaci vuole te, cerca te, chiede di te, incontra te, si concentra su di te.

La verità è che non gli piaci abbastanza.

Solo una manciata di casi e situazioni cui si può ben applicare la frase universale. Ce ne sarebbero molte altre.

La conclusione cui sono arrivata è che il mondo è pieno di pagliacci, ma se uno si comporta da stronzo, non è detto che sia uno stronzo.

La verità è che non gli piaci abbastanza.

Con quella che gli piacerà abbastanza assumerà altri atteggiamenti. Non sto cercando di giustificare comportamenti malsani. Se non si ha voglia di proseguire una conoscenza, se non ci si sente adeguatamente incuriositi, cose che possono capitare a tutt*, basterebbe dirlo. A volte non è facile. A volte si esce dalle situazioni facendosi dare un calcio in culo o scomparendo. Perché sembra più facile che dare spiegazioni che non si vogliono dare, spiegazioni che si pensa non valga la pena dare, più facile che gestire il dolore che si può causare.

Che dire? A chi subisce queste situazioni non resta che non pesare, lasciare andare (ne ho parlato anche in Oltre il ghosting, l’arte di lasciare andare) e soprattutto non sentirsi svalutate o sopraffatte.

La verità è che non gli piaci abbastanza non vuol dire che non si possa piacere a nessun altro, che non si è abbastanza per piacere a qualcuno o che per prima cosa non si debba piacersi noi per prime o provare a piacersi. 

Non è un giudizio di valore su chi siamo. Tutto è relativo.

Vuol dire solo che rispetto a una specifica persona non si è creata quella curiosità, quello stimolo a voler andare oltre, quel bisogno di sapere e scoprire di più.

Non siamo fatte per tutti. Scegliamo le persone con cui proseguire nel cammino. Con le altre, be’, non crucciamoci, non potremo mai sapere come sarebbe andata e in fondo è andata bene così. È andata come doveva andare.

E poi, la verità è che non gli piaci abbastanza è la regola, la risposta di prassi a una serie di atteggiamenti che tutte noi abbiamo riscontrato in qualche nostro interlocutore o possibile partner. Ma esistono sempre le eccezioni.

Voi ci credete? Attendo vostri commenti qui sotto o su Telegram @StoriedaChat o via mail [email protected]! Per restare aggiornati sui prossimi articoli potete iscrivervi al canale Telegram Raccontami Storie da Chat o sulla pagina facebook @StoriedaChat.

Attenzione! In questo post mi sono rivolta alle donne, ma senza nessun intento di stigmatizzare alcuni comportamenti come necessariamente appartenenti agli uomini. Anche perché sono comportamenti che, a volte, ho adottato io stessa: proprio quando non mi piaceva abbastanza qualcuno! (Confessioni di una volpona).

 

♠ In copertina: “La verità è che non gli piaci abbastanza”, Ken Kwapis, 2009.

Questo articolo ha 6 commenti.

  1. Allo83

    Ciao! So che è un articolo rivolto alle donne, ma da utilizzatore di app per incontri, vorrei chiedere un parere. Su FB dating mi è capitato di avere corrispondenze, mandare il classico “Ciao piacere di conoscerti” e non ricevere mai risposta; altre volte dopo il terzo messaggio silenzio, per farla breve: dopo averle scritto che come a lei mi interessavano altri tipi di cultura, ho ricevuto di risposta quali fossero e dopo la mia controrisposta è sparita. Chiedo a voi donne: ho sbagliato secondo voi?

    1. Betta

      Ciao, grazie per la domanda. Mi farebbe molto piacere se anche qualche altra donna di passaggio scrivesse un parere… inizio a darti un mio punto di vista, che naturalmente è parziale e relativo alla mia esperienza.

      Il “Ciao, piacere di conoscerti” può essere ‘divisivo’, per me non funziona. Meglio passare oltre i preamboli, far capire che si è visto e letto il profilo della persona con cui si è matchato, prendere uno spunto e lasciarlo cadere. Ne parlo anche qui, se ti va di dare un’occhiata: https://www.storiedachat.it/lapproccio-su-una-chat-ovvero-locculto-potere-di-un-ciaocome-stai/

      Sul fatto che le conversazioni cadano con facilità è vero, è esperienza condivisa. Si ha poca pazienza in generale, si passa da un match all’altro senza molta voglia di approfondire. A volte se non si crea da subito un aggancio forte (magari legato a interessi o temi comuni o su una affinità ad esempio nel modo di scrivere o di scherzare via chat) non ci si sente stimolati nel proseguire… capita che in questo modo ci si perda qualche opportunità…

      1. Allo83

        Hai ragione, ma molte scrivono poco o nulla nella descrizione e devi chiedere ma chiedendo passi per “impiccione”. Poi ho il problema di essere timido e spesso non so che dire e spesso cado nella banalità.

        1. Betta

          Sì, proprio per questo credo sia importante nella bio offrire spunti per avviare un dialogo, per ritrovare eventuale punti in comune. Facilita l’avvio della conversazione, dopo il match.

  2. ecridi

    Mah… non so se è sempre una questione di “non gli piaci abbastanza”.
    In questo modo si finisce per teorizzare che l’uomo maggiorenne si comporti sempre da uomo adulto, cosa che spesso non è (anche se poi vale in parte anche per le donne). Invece non è infrequente che il “maschio latino” (ah ah ah ah!) si comporti come se avesse appena sfogliato un numero della rivista “Cioè”: confidando sulla celebre canzone Teorema, fa i “trucchetti psicologici”… sparisce per suscitare interesse, fa il distaccato anche se non lo è. Di media gli uomini che fanno questi giochetti per me sono piuttosto ingenui e non sanno tenere la barra del timone. E comunque sono tattiche che semmai svelano solo l’incapacità di mettersi in gioco: già solo per questo andrebbero “puniti”. 😀

    1. Betta

      Vero, ci sono persone che si muovono per testare reazioni, senza fondate ragioni di interesse. Lanciano il sasso, vedono quello che accade, poi nel caso nascondo la mano; tastano terreni, poi arretrano, e avanti così…
      Ma secondo te, se si trovassero di fronte una persona che le stimola in modo particolare, che le incuriosisce, porterebbero avanti ugualmente la stessa strategia? Non saprebbero gestirla altrimenti per una capacità intrinseca di mettersi in gioco? Su questo aspetto ho qualche dubbio…

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